In Europa il test Hiv non è routine in ospedale
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- Pubblicato: Domenica, 29 Novembre 2015 17:54
- Scritto da Carmine Urciuoli
Da un recente studio pubblicato su Plos One e riportato da United Press International risulta che sebbene molti pazienti mostrino sintomi delle malattie opportunistiche da Aids (causate da agenti patogeni normalmente silenti che si attivano quando le difese immunitarie si abbassano a causa dell’Aids), gli ospedali europei non sempre eseguono il test dell’hiv. Le più recenti stime riportano siano attualmente due milioni e mezzo le persone infette da Hiv o in Aids, ma un terzo di esse non sanno nemeno di avere la malattia.
I ricercatori affermano anche che il 99 per cento delle persone alle quali è offerta la possibilità di test accettano di farlo. E’ raccomandato di farlo a chi presenta segni di tubercolosi, epatite, certi tipi di cancro o di malattie all’esofago.
"E’ una vera sfortuna”, ha dichiarato il Dr. Jens Lundgren, professore al dipartimento di malattie infettive dell’Università di Copenhagen, in una nota stampa. "Quando non riusciamo a diagnosticare in tempo coloro che vivono con Hiv, essi vanno incontro a maggiori complicazioni, l’aspettativa di vita si abbassa ed aumenta il pericolo di contagio ad altre persone. E’ molto impotante diagnosticare presto quanta più gente possibile".
I ricercatori hanno analizzato I dati di 7037 persone trattate in 23 ospedali raccolti come parte degli indicatori di malattia per l’Hiv in uno studio svolto in Europa nel corso di 18 mesi. Il 72% dei pazienti selezionati hanno ricetuto il tes. Il tasso di esecuzione del test è variato molto da regione a regione, e solo il 44% dei pezienti nel Nord Europa ha ricevuto il test, in confronto al 99% dei pazienti dell’Est Europa. Lundgren suggerisce che test dovrebbe essere parte di una routine diagnostica e di metodi di trattamento standard che prevengano la mancata diagnosi ai pazienti e forniscano alle persone il trattamento di cui hanno bisogno.
"Se saremo capaci di includere il test nel trattamento di routine per alcune malattie che indicano una possibile infezione da Hiv, saremmo capaci di scoprire in tempo più pazienti", conclude il prof. Lundgren.