Unioni Civili, una nuova primavera dei diritti. La registrazione audio

E' possibile ascoltare al link seguente la registrazione di Radio Radicale del convegno "Unioni Civili, una nuova primavera dei diritti" Organizzato dal Dipartimento Libertà Civili e Diritti Umani di Forza Italia svolto a Roma lunedì 23 marzo 2015 alle ore 15:34 a cui ha partecipato il prof. Fabio Corbisiero, Coordinatore scientifico dell'Osservatorio LGBT

http://www.radioradicale.it/scheda/436978

La pagina completa dell'evento è qui:

http://www.radioradicale.it/scheda/436978/unioni-civili-una-nuova-primavera-dei-diritti

 

 

«Dalla cura al prendersi cura», convegno internazionale nella Giornata Mondiale di Lotta all’Aids 2016

In occasione della Giornata Mondiale di lotta all’Aids, il 1 dicembre 2016, il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II (Vico Monte di Pietà 1 a Napoli) ospiterà, dalle ore 9.00, il Convegno internazionale «From curing to caring. Quality of life and longevity in patients with HIV in Italy» («Dalla cura al prendersi cura. Qualità della vita e longevità dei pazienti con Hiv in Italia»).

I progressi degli ultimi decenni hanno modificato, in maniera significativa, le prospettive per i 2,3 milioni di europei che oggi convivono con l’HIV; l’aspettativa di vita per i pazienti che iniziano precocemente il trattamento con i più recenti farmaci antiretrovirali è infatti quasi del tutto paragonabile a quella della popolazione generale. L’introduzione della HAART (highly active antiretroviral therapy) ha difatti modificato radicalmente la storia naturale dell’infezione da HIV, rendendola una patologia cronica.

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Trans* e Islam, luci ed ombre

«In Iran non abbiamo omosessuali come nel vostro paese. Questo non esiste nel nostro paese.» È quanto detto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad durante un discorso tenuto il 24 settembre 2007 a New York presso la Columbia University. Quanto affermato dal presidente è totalmente in linea con l’intolleranza del governo iraniano verso le minoranze sessuali[1]. Nello stesso rapporto di Human Watch si legge di casi di gay e lesbiche maltrattate o torturate dalle forze di polizia in spazi pubblici o in luoghi di detenzione. Diversi intervistati hanno accusato i membri delle forze di sicurezza di aggressioni e violenze. In Iran coloro che si macchiano del peccato di liwat, sodomia, vengono condannati alla pena capitale[2]. Se questo è quanto affermato dal presidente Ahmadinejad e quanto stabilito dal codice penale iraniano, come si spiega che l’Iran sia il secondo paese, dopo la Thailandia, per il numero di interventi chirurgici di riassegnazione sessuale? Quella iraniana è una società in cui gli individui devono vivere secondo le norme convenzionali associate al loro sesso biologico: se sei maschio devi comportarti, vestirti, muoverti come un maschio e provare attrazione fisica e sentimenti verso una femmina. La legge iraniana riflette questi valori e punisce coloro che hanno una condotta non conforme al loro sesso biologico.

Prima della Rivoluzione Islamica nel 1979, il governo iraniano non ha mai ufficialmente affrontato la questione delle persone transgender, successivamente però il governo della nuova repubblica islamica ha classificato transessuali e travestiti come gay e lesbiche, criminalizzando tale comportamento e condannandolo a punizioni corporali (cioè flagellazione) e, eventualmente, alla pena di morte. La situazione però cambia nel 1987 quando l’Ayatollah Khomeini rilasciò una fatwa, ossia un editto religioso, in cui concesse a Maryam Khatoon Molkara di vivere come una donna e sottoporsi ad un intervento di riassegnazione sessuale da Maschio a Femmina (Male to Female)[3]. Se una persona è anatomicamente un maschio ma dentro di sé si percepisce una femmina ha il diritto di cambiare sesso, stesso discorso vale anche per donne, ermafroditi ed intersessuali. A queste persone viene chiesto a quale genere si sentono più vicini e in base a questo si procede con l’intervento che renderà la persona un uomo o una donna[4]. In seguito all’operazione in tutti i documenti legali, dall’atto di nascita al passaporto, il sesso della persona viene modificato a seconda che si sia sottoposta ad un’operazione M to F o F to M. Una volta completata la transizione però molti iraniani vengono inviatati a mantenere discrezione sul loro passato a causa del forte stigma negativo che la società tradizionale iraniana associa alle persone transgender.

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