SPECIALE INTERSEZIONALITÁ - Oltre la tassonomia intersezionale
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- Pubblicato: Martedì, 17 Maggio 2016 20:12
- Scritto da Cirus Rinaldi
Gruppi o categorie sociali specifiche possono essere oggetto di discriminazione a causa di differenti motivi e rispetto a diverse caratteristiche coesistenti nel medesimo tempo (immigrato irregolare omosessuale) o in tempi diversi (omosessuale divenuto disabile) oppure originarie (omosessuale sordo) o, ancora, conseguenti (una persona disabile o un migrante che “scoprono” la propria omosessualità). Le medesime caratteristiche possono pertanto presentarsi originariamente, coesistere o divenire intervenienti. È evidente che categorie o gruppi sociali stigmatizzati sono passibili di forme di discriminazione che si configurano nella maggior parti dei casi come «multiple»: l’accesso a servizi abitativi (pubblici o privati) di una coppia lesbica potrebbe essere ostacolato non soltanto dalla pubblicità e visibilità del legame delle due, ma anche dal pregiudizio sociale e dalla discriminazione legale relativi alla libertà di due persone dello stesso sesso di potere esprimere delle scelte intime (libere) di coabitazione e di legame (inesistenza dell’istituto matrimoniale o di altri istituti). Potremmo ipotizzare l’esistenza di uno scenario, non inverosimile, in cui aggiungiamo alle configurazioni individuate la diversa appartenenza etnica di una delle partner (ed immaginare una difficile accesso al mercato del lavoro) ed il loro genere.











Lo stereotipo dell’omosessualità nell’antichità ci propone per lo più un tipo di relazione asimmetrica tra maschi adulti e maschi adolescenti, come ad esempio nel caso celebrato dell’amore tra Adriano e Antinoo. E lo stesso modello ha attraversato i millenni fino a tempi recenti, se si pensa ai giovanissimi amanti mediterranei dei grandi omosessuali nordeuropei dell’Ottocento, a volte più, a volte meno attempati, ma comunque adulti, da Byron a von Gloeden. Un altro tipo di asimmetria ha pure attraversato epoche e culture le più diverse, da quella ottomana fino agli stereotipi europei della metà del Novecento, e cioè quella della coppia formata da due uomini, grosso modo coetanei, ma con una forte polarità tra un partner virile, attivo, “normale” agli occhi del mondo eterosessuale, e uno effeminato, passivo, a volte travestito (si pensi ad esempio al cinema italiano anni Sessanta, Settanta, dal “Vizietto” in giù).
Un’insolita ventata d’aria fresca, proveniente dalla Spagna, ha inebriato il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II di Napoli. Il 5 maggio, alle ore 16 in aula T3, si è svolto il seminario “