No identification with sterilisation! L’identità di genere non passa dalla sterilizzazione
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- Pubblicato: Sabato, 16 Aprile 2016 19:56
- Scritto da Fabio Carmentano
Parlare di diritti degli individui spesso significa imbattersi e fare i conti con situazioni incresciose che denotano chiare lesioni della dignità umana. In questo caso vittime di sopruso risultano essere le persone transgender, alle quali viene negato il riconoscimento dell’ identità di genere senza l’accettazione di un gravoso ed illegittimo obbligo. La mappa di fianco, frutto di un’indagine effettuata nel 2015 da Transgender Europe edILGA- Europe, illustra con chiarezza che 23 Paesi europei pongono la sterilizzazione quale requisito necessario per il riconoscimento dell’identità di genere. In questa triste lista, tra gli altri, figurano Russia, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Bulgaria, Romania, Ucraina e, purtroppo, anche l’Italia. Se non ci si meraviglia di trovare Paesi quali, ad esempio, la Russia, che non si sono distinti per avere intrapreso ed attuato politiche a favore del riconoscimento e dell’inclusione della popolazione LGBT stupisce, invece, la presenza di Paesi quali Finlandia, Norvegia e Belgio, considerati all’avanguardia in materia di diritti. Risultano ancora pochi, i Paesi nei quali non vige l’obbligo di tale pratica. Un vivace blu simbolo di dignità e diritti colora, tra gli altri, il Portogallo, la Spagna, l’Inghilterra, la Germania, la Polonia e persino un’inedita Bielorussia.











L’omofobia rappresenta ancora una piaga che infetta la realtà italiana? In un periodo così importante e caldo, che culminerà con l’approdo alla Camera del disegno di legge Cirinnà, è necessario fermarsi e dare uno sguardo alla situazione. Il report sull’omotransfobia eseguito da Massimo Battaglio per Arcigay e svolto per il Ministero delle Politiche Sociali mostra i dati dal 2013 al 2015 e restituisce un quadro generale della situazione. La discriminazione si manifesta attraverso aggressioni, omicidi, episodi di stalking, minacce e intimidazioni: un ventaglio ampio quanto amaro. Dai dati emerge che nel 2015 sono state 93 le vittime di episodi di omofobia in Italia: 36 si trovavano da sole e 28 in gruppo. 23 hanno subito pesanti intimidazioni o addirittura minacce di morte, 4 sono stati gli omicidi, 2 i suicidi ed 1 il tentativo di suicidio. I dati, nondimeno, non tengono conto di tutti coloro i quali, forse spaventati da un potenziale stigma, non hanno denunciato gli episodi di omofobia e violenza che li hanno visti vittime.
Una Grecia che si tinge dei colori dell’arcobaleno. Ridotta al collasso dalla crisi economica viene risollevata e letteralmente portata a nuova vita dalla comunità LGBT che ne fa la propria terra. Da questa premessa si dipana la storia della Rainbow Republic, immaginata da Fabio Canino, che dà il titolo al suo nuovo libro. Una Repubblica fondata sulla Pink Economy, su propri Ministeri (come quello delle Icone) e nella quale sono incluse le realtà più diverse. Passeggiando per le strade della Rainbow Republic cisi potrà imbattere, ad esempio, in due ragazzi che si scambiano un bacio appassionato, in una bambina che tiene per mano le sue due mamme, in una drag queen che cammina con fare da diva ed anche in una delle famiglie definite “tradizionali”: realtà che convivono pacificamente assieme sapendo di godere degli stessi diritti.Protagonista del romanzo è il giornalista eterosessuale Ulisse Amedei che, insieme alla bella Khloe, è stato incaricato di raccontare per filo e per segno alla Repubblica Italo- Vaticana quanto succede nella nuova Repubblica.