"Figli di uno Stato minore". Speciale adozioni

In questo momento di gran fermento istituzionale e pubblico intorno al tema stepchild adoption, ciò che balza all’occhio è un totale abbandono dell’intero istituto delle adozioni nel nostro Paese. La possibilità di divenir padri e madri accogliendo nella propria vita un figlio che, nonostante la sua tenera età, è già portatore di una storia, di una parentesi di vita spesso dolorosa ma grazie all’adozione ha l’occasione di ricominciare da capo e raccontarla in meglio; questo e null’altro è l’adozione.

Data l’importanza di questa tematica, è bene far luce sui fattori che possono aver inciso sul fenomeno adozioni, sottolineando le giuste differenze tra l’istituto dell’adozione giuridicamente normato e la stepchild adoption. La disinformazione e la strumentalizzazione politica, negli ultimi giorni, stanno fuorviando il dibattito pubblico. Infatti c’è stata, e continua a persistere, una tendenza generalizzata nel credere che l’approvazione del testo Cirinnà avrebbe condotto irreversibilmente al matrimonio e all’adozione gay. Ovviamente nulla di più falso. Nel tentativo di fare un po’ di chiarezza sul tanto dibattuto articolo 5 che norma la stepchild adoption, vediamo nello specifico le caratteristiche salienti di questo istituto. La stepchild adoption, pratica che esiste in Italia da 33 anni, letteralmente “adozione del figliastro”, è un istituto in base al quale una delle due persone può adottare il figlio naturale dell’altra, proprio come avviene nel caso dei coniugi; ciò può accadere solo previo consenso del minore se maggiore di 14 anni o raccogliendo il suo parere nel caso in cui il bambino avesse tra i 12 ed i 14 anni.

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La naturale voglia di amare se stessi. La storia di Simone

Simone, nato biologicamente femmina, dall’età di 6 anni ha capito che non sarebbe diventato donna, e a 12 anni ha iniziato a rifiutare vestiti femminili. Ha iniziato un lungo e duro percorso alla riscoperta di se stesso e della propria natura, sfidando le convenzioni sociali che, legandosi pretestuosamente ad essa, giustificano il rifiuto di ciò che considerano diverso bollandolo come “innaturale”. Simone è un uomo, ha sciolto le briglie che lo legavano alla realtà biologica, riuscendo a trovare un posto nella società ed a sentirsi integrato. Uno stato di calma apparente. Ci sono prigioni dure come quelle corporee che nascono da disagi e malesseri profondi, incurabili tramite interventi meramente chirurgici. L’imperativo è quello di superare tutte le barriere per trovare piena felicità e pace interiore. Così Simone ha intrapreso un altro viaggio, quello più duro ed irto di difficoltà, che gli ha permesso di riscoprirsi e d’innamorarsi di se stesso. Simone ha voluto raccontare il suo cammino e la sua storia di vita nel film documentario My Nature, scritto insieme a Massimiliano Ferraina, diretto da Gianluca Loffredo e Massimiliano Ferraina e prodotto da Colibrì Film. Il film è prodotto dal basso e le riprese sono state autofinanziate dai sostenitori del progetto. È aperta un’iniziativa di crowdfunding per permettere la realizzazione delle fasi di postproduzione, montaggio, e distribuzione. Andate sul sito www.produzionidalbasso.com e cercate il progetto My Nature. Troverete tutte le informazioni.

L’Osservatorio LGBT ha intervistato Simone ed ha raccolto la sua testimonianza.

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Si alle unioni civili e alle adozioni perché l’Amore non ha sesso, l’Amore è Amore.

Vai al video con la storia di Walter e Emanuel raccolta dalla trasmissione TV Le IeneIl 6 febbraio 2015 Walter scriveva: “Ciao, sono gay, ho una relazione stabile da 13 anni, ora sono ricoverato ad Aviano per un grave linfoma che mi sta separando dal mio compagno. Non abbiamo tutele, se la malattia e voi me ne date il coraggio, vorrei far capire che amore è amore, assistenza è assistenza, diritto è diritto, e una lacrima è una lacrima”.

La condizione di Walter, ad un anno dalla sua morte continua ad essere accennata, non in quotidiani, giornali, che discutono di diritti o leggi, ma in una pagina facebook, La “sfigata” che ha sconfitto il cancro, di cui è autrice una ragazza ventenne, e dove si confrontano persone con gravi malattie. Un tumore, e non un codice, questa è la vera ironia, a quanto pare, rende tutti uguali; un cancro non fa distinzioni, infatti può colpire chiunque, e chi si trova in queste condizioni, richiede assistenza medica, familiare, senza discriminazioni di alcun genere. Walter con quelle parole, descrisse la sua situazione, una condizione comune a molti; se ne è andato a 37 anni, non prima di aver coronato un sogno, celebrare simbolicamente il suo “amore” perché è cosi che lo ha chiamato, insieme al compagno di una vita Emanuel e suo padre Piero. Walter ha scritto queste poche righe, con uno scopo ben preciso, quello di dire che Emanuel doveva essere lasciato tranquillo, tra le loro cose, anche dopo la sua morte. Piero, lo straordinario papà, ha aiutato Walter a lasciare una casa ad Emanuel, proprio quella casa, che sarebbe spettata a lui, se fossero stati eterosessuali.

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Verso un futuro possibile. A Napoli brillano stelle d’integrazione.

Le storie dei luoghi e le storie di vita degli individui si mescolano ogni giorno in un vortice continuo che ci avvolge costantemente. È sulla base di un felice incontro tra queste due componenti, storie di luoghi e storie di vita, che nasce, si sviluppa e si concretizza, un progetto che vede coinvolte persone transgender in una città ricca di realtà molteplici e multiformi quale è Napoli.

Il Progetto "Nails star's: arte, formazione, inclusione" si fonda sull’unione di due peculiarità: l’offerta di una concreta possibilità lavorativa alle partecipanti e la creazione di iniziative ed opportunità di aggregazione, inclusione e crescita personale. Una bellissima iniziativa voluta dal Comune di Napoli, Arcigay Antinoo Napoli e dall’Associazione Transessuale Napoli, ed alla quale ha collaborato attivamente anche l’Osservatorio LGBT. L’iniziativa ha visto coinvolte sette ragazze transgender in un corso di formazione professionale in manicure, pedicure e nails art della durata complessiva di 600 ore che si è tenuto presso la Scuola di Formazione Professionale CISEP Nynphea. Al termine del corso alle partecipanti è stato rilasciato un attestato spendibile in tutta Europa. Le ragazze hanno dimostrato le loro capacità con impegno ed entusiasmo, facendosi portavoce di un sentimento di riscatto verso quanti le volevano relegare ai margini della società. Napoli si dimostra ancora una volta una città impegnata nella lotta alle iniquità ed alle discriminazioni.

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