Report sull’omotransfobia: denunciare per combattere l’intolleranza

L’omofobia rappresenta ancora una piaga che infetta la realtà italiana? In un periodo così importante e caldo, che culminerà con l’approdo alla Camera del disegno di legge Cirinnà, è necessario fermarsi e dare uno sguardo alla situazione. Il report sull’omotransfobia eseguito da Massimo Battaglio per Arcigay e svolto per il Ministero delle Politiche Sociali mostra i dati dal 2013 al 2015 e restituisce un quadro generale della situazione. La discriminazione si manifesta attraverso aggressioni, omicidi, episodi di stalking, minacce e intimidazioni: un ventaglio ampio quanto amaro. Dai dati emerge che nel 2015 sono state 93 le vittime di episodi di omofobia in Italia: 36 si trovavano da sole e 28 in gruppo. 23 hanno subito pesanti intimidazioni o addirittura minacce di morte, 4 sono stati gli omicidi, 2 i suicidi ed 1 il tentativo di suicidio. I dati, nondimeno, non tengono conto di tutti coloro i quali, forse spaventati da un potenziale stigma, non hanno denunciato gli episodi di omofobia e violenza che li hanno visti vittime.

Si osserva ancora che la probabilità che si verifichino episodi di omofobia è più alta nelle città di provincia. Grandi città quali Milano, Roma e Napoli, registrano un maggior numero di casi, ma questi devono essere rapportati ad una popolazione di gran lunga maggiore rispetto alle piccole città e, di conseguenza, presentano una minor incidenza di episodi di omofobia. Il primato di città meno omofoba d’Italia è conquistato da Torino mentre, se si passa ad una visione regionale, si nota, con apprezzamento, che in Molise e nelle Marche non è stato segnalato alcun episodio di omofobia, contrariamente all’Umbria, nella quale è stato registrato il più alto numero di casi. In definitiva la situazione si presenta di certo non rosea. Facendo un distinguo tra nord, centro e sud Italia si nota che le regioni settentrionali, con i loro ben 41 episodi di omofobia, conquistano un triste primato di discriminazione rappresentando il 50% del totale dei casi denunciati. Al centro il dato riporta una lieve decrescita con i 20 casi segnalati rispetto ai 31 del 2013, mentre si denota un deciso incremento di episodi di omofobia al sud che passano dai 16 del 2013 ai 25 del 2015. Un caso particolare è costituito dalla città di Napoli. Il capoluogo partenopeo nel 2013 aveva registrato un solo caso di omofobia, ma questo dato è aumentato fino a toccare quota 12 nel 2015. Un dato che si presenta in linea con quello di Roma. Cosa è successo, quindi, a Napoli? Di colpo si è rivelata una faccia di intolleranza e discriminazione a lungo nascosta? Eppure Napoli si è sempre dimostrata una città aperta e tollerante come testimoniato dalle numerose iniziative a favore dell’inclusione sociale e della lotta alla discriminazione. A dimostrazione di questo si possono citare, ad esempio, Diversity on The Job o il Progetto Nails. Napoli, inoltre, può farsi vanto di essere stata tra le prime città ad aver approvato il registro delle Unioni Civili: un traguardo importante che, però, mal si coniuga con l’aumento degli episodi di omofobia. Tutto questo, tuttavia, è indice di maggiore consapevolezza. Le persone LGBT, col tempo, hanno iniziato a non subire più passivamente le aggressioni e le discriminazioni ponendosi in prima linea nella lotta all’omofobia, incuranti delle possibili conseguenze. Una vera e propria conquista che parte dalla popolazione LGBT, la quale vuole rivendicare ed affermare con forza i propri diritti, e di questo ne ha dato prova, ad esempio, con il recente sit in di protesta della comunità trans successivo all’ omicidio della transgender piccola Ketty, sgozzata lo scorso 13 marzo. È pertanto evidente l’improrogabile necessità dell’attuazione di politiche volte all’accettazione ed all’inclusione sociale delle persone LGBT, oltre che di una legge contro l’omotransfobia. L’ambito nel quale è particolarmente urgente un intervento è, senza dubbio, quello del campo lavorativo, nel quale specialmente le persone transgender faticano a trovare un dignitoso inserimento e valorizzazione delle proprie capacità. Impossibilitate ad esprimersi ed a trovare riconoscimento lavorativo sono costrette a rischiare la propria vita rifugiandosi in strada. Ketty è stata solo l’ultima delle tante vittime mietute da una condizione di estremo disagio.

 

Vedi anche

Le forme dell'omofobia. Definizione, storia, report dei fatti recenti in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia 2015

 

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