Omosessualità femminile: riflessioni sul genere e stili delle donne omosessuali italiane. Intervista a Rossella Gudiero

Il volume “Omosessualità femminile: riflessioni sul genere e stili delle donne omosessuali italiane” di Rossella Gaudiero, edito da PM Edizioni, nasce dall’intento di analizzare la realtà dell’omosessualità femminile. L’analisi è condotta attraverso un susseguirsi di riflessioni sul concetto di genere che focalizzano l’attenzione sulla ricerca degli stili di vita delle donne omosessuali italiane. L’interesse dell'autrice è sulla quotidianità di queste donne, sull’influenza che deriva dai processi storici e macro-sociali che ne indirizzano le scelte di vita. L’Osservatorio LGBT ha intervistato Rossella Gaudiero, componente del Gruppo di ricerca, in merito all’uscita del libro che è possibile acquistare qui: http://amzn.eu/6KSE7se

Cosa l'ha indotta a trattare l'argomento del libro, un interesse di studi oppure una necessità personale?

Ho iniziato a trattare questo argomento, inizialmente, per un interesse puramente accademico. Seguivo il secondo anno della magistrale in Politiche Sociali e del Territorio, quando uno dei miei professori, Fabio Corbisiero

(Coordinatore Scientifico dell’Osservatorio Lgbt del Dipartimento di Scienze Sociali), presentò in uno dei suoi corsi, Andrea Morniroli, socio della cooperativa Dedalus. Questa persona, a me prima sconosciuta, parlò a noi studenti di argomenti mai trattati in precedenza in un corso accademico. Ci parlò di omosessualità, prostituzione e identità personale. Il suo intervento, le sue osservazioni e le nostre numerose domande riuscirono a cambiare il mio punto di vista su queste tematiche, o semplicemente contribuirono a “farmi aprire gli occhi” e a ragionare su qualcosa di cui in precedenza non mi ero mai interessata.
Da lì a partecipare a convegni e workshop fino a concludere il mio percorso accademico con una tesi su questo "mondo". Il mio interesse si è via via focalizzato in maniera particolare sulla dimensione femminile dell’omosessualità, il lesbismo, semplicemente perché, anche a livello accademico, l’argomento risulta molto giovane: a livello nazionale sono poche le indagini che coinvolgono direttamente la popolazione omosessuale, soprattutto se lesbiche e madri.

Col tempo è diventata poi anche una necessità personale, quella di contribuire personalmente a sostenere le sfide che tali persone affrontano quotidianamente nella società e sfatare miti e stereotipi largamente diffusi, abbassando così i livelli di discriminazione e stigmatizzazione, purtroppo ancora oggi, presenti.

Crede che l'omosessualità sia un fatto "naturale" o un "fenomeno" socio - antropologico?

L’omosessualità è “una variante naturale del comportamento sessuale umano”. Nel libro è meticolosamente fatta la distinzione tra identità di genere, identità sessuale, orientamento e comportamento sessuale. L’espressione identità di genere è utilizzata per descrivere il genere in cui una persona si identifica (cioè, se si percepisce uomo, donna, o in qualcosa di diverso da queste due polarità). L’identità sessuale è un processo molto più complesso della mera assegnazione ad un sesso o all’altro su base biologica, in quanto, non rappresenta un traguardo definitivo poiché non solo è un processo evolutivo, nel senso che si raggiunge attraverso delle fasi, ma è anche un processo dinamico. Il genere umano gradualmente e naturalmente “costruisce” l’ultima dimensione del genere, l’orientamento sessuale, che risulta essere l’attrazione erotica ed affettiva di un individuo verso un altro e, quindi, definisce l’oggetto dei propri impulsi sessuali. 

Dall’analisi empirica della ricerca sul campo, su un campione non rappresentativo di donne omosessuali italiane, è stato rilevato che le lesbiche iniziano ad essere consapevoli della propria attrazione sessuale in genere nella preadolescenza. L’autodefinizione come lesbica è generata dalla consapevolezza graduale
di sentimenti di attrazione verso le altre donne. Quando raccontano la loro vita, alcune donne omosessuali iniziano volentieri dall’infanzia e ricordano episodi che in seguito — con “il senno di poi” — considerano come segni premonitori del loro orientamento sessuale. Secondo i loro resoconti, già nei primi anni di vita esse avevano idee, gusti, comportamenti non conformi alle aspettative sociali rispetto al loro loro genere.
Durante l’infanzia questi amori venivano considerati, da chi li provava, come assolutamente naturali, raramente suscitavano sensi di colpa o di inadeguatezza. La loro attrazione verso persone del loro stesso sesso è risultato essere come assolutamente naturale.

Pensa che l'omosessualità possa essere considerata un'esperienza di cui deve farsi carico l'umanità per il superamento delle divisioni e delle disparità di genere?

L’omosessualità è una realtà onnipresente di cui gli esseri umani (anche coloro che non si identificano come omosessuali) dovrebbero “farsi carico”. Oggi , è una tematica ampiamente discussa su molti livelli. Le differenza tra le persone di sesso diverso non sono solamente un dato naturale, biologico e fisiologico, ma come sappiamo, anche culturale.
Tra il XIX e XX secolo, con l’inversione sessuale, si accentuava la rappresentazione negativa degli uomini effeminati e delle donne mascoline, fino ad arrivare ad identificare l’omosessuale con il travestito o con il cosiddetto pederasta passivo e la lesbica con la virago, sessualmente attiva e intraprendete. Quindi associare l’uomo omosessuale alla donna non era altro, come spesso ancora oggi, che disprezzarlo e considerarlo come un essere inferiore, e la stessa donna mascolina è considerata dall’uomo come una rivale, come colei che vuole sovvertire i ruoli di genere. Non credo che la sola presa di coscienza dell’omosessualità serva a superare le disparità di genere.

Con il suo lavoro crede di aver individuato distanze importanti tra mondo eterosessuale e stili di vita delle donne omosessuali?

Lo stile di vita rappresenta la sintesi tra il tempo sociale e quello individuale, tra il tempo di lavoro, di socializzazione, e il tempo libero. L’importanza dei lifestyles risiede nel fatto che possano essere considerati dei modelli di azione attraverso i quali si comunica a sé stessi e agli altri ciò che si è, e si attribuisce significato ai comportamenti individuali. Indagare sugli stili di vita significa, quindi, indagare sulle relazioni sociali (reti), sui luoghi della socialità, sul tempo di lavoro e sul tempo libero.
L’indagine ha distinto gli stili di vita delle donne iscritte all’ArciLesbica e quelle invece delle Famiglie Arcobaleno. Le prime, che costituiscono la metà dei soggetti intercettati con un’età media di 30 anni, sono per lo più giovani e presentano esigenze e preferenze differenti rispetto alle donne delle Famiglie Arcobaleno. Queste ultime, infatti, caricate di impegni familiari, con età media di 42 anni, presentano tra le proprie priorità il benessere familiare. Dall’indagine, dunque, è emerso che, le donne dell’ArciLesbica, rispetto ad esempio alla dimensione degli spazi di socialità, frequentano, spazi aperti come, a Napoli, Piazza Bellini, Piazza dei Martiri; a seguire Bar, Pub e l’Associazione, ed, infine, un’ esigua parte delle intervistate frequenta i cosiddetti “locali di tendenza”. Non sono esclusi però spazi privati, quali abitazioni, o luoghi di ritrovo condivisi. Tutti i soggetti hanno dichiarato di frequentare locali misti in compagnia delle proprie compagne, amici — etero e gay —, soci e colleghi. L’unico locale omosessuale frequentato da queste donne risulta essere l’ArciLesbica, associazione riservata, appunto, esclusivamente a donne omosessuali. Dall’indagine è stata appurata una sproporzione tra locali gay e locali per solo donne confermando di fatto che, per le donne, la scena “visibile” ha un’importanza assai minore di quella che ha per gli uomini, e risulta quindi, assai meno fiorente. La socialità delle donne delle Famiglie Arcobaleno si presenta, invece, in maniera del tutto differente. La quasi totalità delle donne intervistate frequenta casa di amici, o organizza serate “tranquille” — pizza, film in compagnia — a casa propria con amici e colleghi. Ciò è legato essenzialmente alla responsabilità di accudire i figli.
Cosi come gli spazi di socialità, alla luce di quanto appena detto, anche per le altre dimensioni dell’indagine, come la ricerca del partner e il desiderio di crearsi una famiglia, le ragazze e le madri eterosessuali della nostra società, non presentano alcuna differenza rispetto alle donne omosessuali prese in esame.

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