Il rapporto Ilga 2017. L'Italia

L’Ilga Europe, l’organizzazione che racchiude la maggior parte delle associazioni lgbt europee, il 17 Maggio ha diffuso il Rapporto annuale 2017 che delinea la situazione dei diritti e delle tutele delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali in tutta l’Europa. Come ogni anno, anche per il 2017 ad ognuno dei 49 Paesi esaminati è stato assegnato un punteggio in base non solo alle leggi approvate, ma anche al livello di attuazione di queste norme.

Nella mappa contenuta nel report i paesi sono valutati con un punteggio da 1 a 100 e colorati con gradazioni che vanno dal verde al rosso in base al livello raggiunto dalla legislazione per il mondo LGBTI. I paesi in questione mostrano una sostanziale omogeneità: quelli del Sud Europa e del Medio Oriente (assieme alla Russia) sono quelli meno avanzati, soprattutto se confrontati con quelli dell’Europa del Nord.

 

 

Mappa Rainbow 2017

Mappa Rainbow 2016

 

Malta guida la classifica con l’88% di rating, conservando la stessa posizione del 2016, seguita dalla Norvegia (78%) che ha scalato la classifica di ben 13 punti percentuali rispetto al 2016 e dal Regno Unito (76%), che invece ha perso 5 punti percentuali rispetto al 2016. Fanalini di coda sono l’Armenia (7%), la Russia (6%) e l’Azerbaijan (5%) che mantengono costante la loro posizione rispetto al 2016, eccezion fatta per la Russia che ha perso un punto percentuale.

Sebbene si trovi ancora in una posizione bassa della classifica, tuttavia salta subito all’occhio il dato italiano che, rispetto allo scorso anno, è aumentato di ben 7 punti percentuali. Se nel Rapporto del 2016, infatti, l’Italia aveva ottenuto il 20% di rating, in quello del 2017 ha raggiunto il 27%.

Secondo l’ILGA, uno storico traguardo è stato raggiunto in Italia nel 2016, in quanto, per la prima volta nella storia, il Parlamento ha votato per sostenere il riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le unioni civili alla fine dell’anno sono divenute realtà di fatto. Una serie di importanti casi legali relativi all'adozione sono stati decisi dai tribunali di Roma a Napoli.

Tutto ciò ha fatto si che l’Italia guadagnasse ben due posizioni nella classifica, passando dal 34esimo al 32esimo posto.

Quanto detto è confermato anche dall’Index:

Per leggere il pdf dell'Index 2016 clicca qui.

Per leggere il pdf dell'Index 2017 clicca qui.

Tuttavia l’iter, il contenuto e i postumi del passaggio della legge sono stato tutt’altro che semplici. Come afferma l’ILGA

“Migliaia di oppositori sono scesi per le strade in segno di protesta contro le decisioni del governo;molti di loro sono rimasti sgomenti dalla decisione del governo di eliminare l’adozione da parte del secondo genitore pur di garantire la sopravvivenza della legge. Un linguaggio omofobico verso le coppie dello stesso sesso e i loro figli, usato dai parlamentari che si opponevano alla legge, è diventato lo sgradevole marchio di tutto l’iter legislativo. In un paese in cui i discorsi di odio contro le persone LGBTI non sono oggetto di leggi, questo è stato un momento particolarmente difficile per le famiglie arcobaleno”.

Secondo ILGA Europe, sono tre le cose che l’Italia dovrebbe fare immediatamente:

  • approvare il matrimonio egualitario;
  • estendere a tutti l’accesso alle tecniche di procreazione assistita;
  • proibire interventi medici sui minori intersex quando non ci siano necessità mediche e l’intervento possa essere posticipato o evitato fino a quando la persona non sia in grado di decidere autonomamente.

Per queste ragioni, l’Italia ha ancora un punteggio basso nel report ILGA, inferiore a paesi come l’Albania (33%), la Bosnia (31%), il Kosovo (30%) e il Montenegro (39%).

Il dott. Salvatore Monaco, dottorando presso il Dipartimento di Scienze sociali dell’Università degli studi di Napoli Federico II, così commenta i dati del report

“La Review 2017 prodotta dall'ILGA pone in evidenza che, rispetto alla questione dell'inclusione sociale e al riconoscimento di piena cittadinanza dei cittadini Lgbt, l'Italia ancora oggi sembra arrancare, essendo priva di una strategia di rete tra politica, politiche e governance locale. Solo recentemente il nostro Paese ha visto l'approvazione di una legge sulle unioni civili, dopo oltre quarant'anni di richieste e rivendicazioni. Pur tuttavia, si tratta di un passo in avanti assai contenuto se si pensa che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è ormai consuetudine in molte società europee; siamo anche privi di una la legge contro l'omo-transfobia, doveroso dispositivo per contrastare in maniera efficace le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere; da noi la proposta è parcheggiata in commissione Giustizia al Senato a causa di centinaia di emendamenti. La zavorra della classe politica italiana e di una certa area partitica del nostro Paese, che continua a tenere esclusi dalla propria agenda i diritti di cittadinanza delle persone transessuali e omosessuali, aiuta a comprendere l'azione di alcune città italiane che si distinguono nella promozione di iniziative di contrasto alla discriminazione e si fanno carico di servizi e sportelli dedicati. I centri urbani più inclusivi, che insieme al prof. Corbisiero abbiamo definito "città arcobaleno" nell'omonimo testo di recente pubblicazione (Donzelli, 2017), rappresentano la nuova frontiera per la rivendicazione Lgbt, in cui servizi e dispositivi di politica rainbow sono istituzionalizzati per garantire il pieno diritto di cittadinanza e ad accrescere la giustizia sociale. 

In tale scenario a fare la differenza è la sinergia tra società civile, amministrazioni, associazionismo e leadership dei Sindaci più attenti alla questione. Orlando a Palermo, De Magistris a Napoli, Marino a Roma, Merola a Bologna, Fassino a Torino, Pisapia a Milano sono alcuni tra i principali promotori di un cambiamento che è ancora in divenire. Nel magmatico panorama della politica nazionale, i primi cittadini figurano, infatti, come punti di riferimento per le persone omosessuali; l'idea che accompagna la ricerca, suffragata dai dati di ricerca, è che le città italiane diventeranno luoghi autonomi di sperimentazione politica i cui effetti si estenderanno su scala nazionale. Il rapporto con il governo della città è il nuovo viatico della rivendicazione arcobaleno. Allo stesso modo il testo sottolinea come la spinta delle associazioni abbia costituito (e continui a farlo) un elemento indispensabile e imprescindibile per accendere i riflettori sulle questioni legate ai diritti di cittadinanza arcobaleno. Il fermento associativo ha avuto i suoi albori al Sud, anche se ad oggi  i circoli associativi territoriali più visibili e proattivi sono presenti soprattutto nel Nord Italia. Si tratta di realtà che non solo agiscono come un simbolo per il movimento Lgbt, ma che hanno anche una certa incidenza nel prestigio delle città che li ospitano (si pensi, a titolo di esempio, al “Cassero” di Bologna)”.

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