Progetto «Famiglie Arcobaleno». Intervista a Valeria Roberti del Centro Risorse LGBTI

Dal 7 luglio è partita la prima raccolta dati a livello nazionale sulle famiglie arcobaleno, promossa dal centro risorse LGBTI in collaborazione con le organizzazioni Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, nell’ambito del progetto Rainbow Families finanziato da ILGA Europe. Abbiamo intervistato chi in prima persona si occupa di #contiamoci, che ci spiega i motivi e i fattori che hanno spinto alla creazione del progetto, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di indagare su una realtà ancora fin oggi poco rappresentata. A parlare è Valeria Roberti, la Project Manager Assistant del Centro Risorse LGBTI e attivista Lgbt da oltre dieni anni.

Come e perché è nata l’idea del progetto famiglie Lgbti #contiamoci?

Il Centro Risorse da sempre s’impegna nel monitoraggio e nel supporto alla realtà LGBTI italiana e di certo l’ambito “famiglie” è uno dei più citati nell’ultimo anno, soprattutto in relazione all’iter parlamentare della legge Cirinnà. Allo stesso tempo, nel nostro Paese, non esistono dati attendibili per stimare il numero delle famiglie LGBTQI in senso ampio, quindi non solo coppie omosessuali con figli ma tutte le unioni che si autodefiniscono famiglia, e questi dati sono fondamentali per aumentare il peso politico delle rivendicazioni. Anche per questo nasce il progetto “Famiglie LGBTQI: #Contiamoci!”, una raccolta dati sulle famiglie che ad oggi non trovano un pieno riconoscimento nel nostro ordinamento giuridico, un’occasione per contarsi e per farsi sentire.

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#Contiamoci per contare. La prima raccolta dati sulle famiglie LGBTI in Italia

Quantificare oggi il numero di famiglie omogenitoriali a livello nazionale è una operazione sicuramente complessa, data la bassa disponibilità e attendibilità di dati ufficiali fruibili, come avverte anche Mauro Fornaro sull'ultimo numero di «Psicologia contemporanea». Se prendiamo a riferimento l’indagine Modi.di. del 2005, ossia la prima ricerca sulla salute e il benessere della popolazione omosessuale italiana, finanziata dall’Istituto Superiore di Sanità e realizzata su un campione di circa 7000 individui,  osserviamo che gli omosessuali dichiaranti di essere genitori sono il 5%, mentre per gli intervistati di età superiore ai 40 anni il dato sfiora il 20%.

Considerato che in Italia la percentuale di omosessuali è stimata al 7%, risulta che nel nostro paese almeno un centinaio di migliaia di bambini e giovani adulti hanno un genitore omosessuale. Secondo invece i dati desunti dal 15° Censimento generale della popolazione 2011 condotta dall’ISTAT, risulta che le coppie di persone dello stesso sesso che hanno dichiarato di essere unite da un legame affettivo di tipo coniugale sono in totale 7.513, di cui 529 con figli. Un numero esiguo e certamente incompleto, che nulla ci dice su quante sono famiglie LGBTQI, cioè quelle famiglie composte da persone lesbiche, gay, trans, queer, intersex che vivono oggi nel nostro paese e di quante di queste hanno figli, oppure di quante convivono insieme da anni senza che risulti ufficialmente in alcun registro pubblico e quante di queste sono sposate all’estero o stanno aspettando di potersi unire civilmente in Italia.

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«Omogenitorialità, dal punto di vista del figlio». Su Psicologia Contemporanea le questioni aperte

In un articolo pubblicato sull'ultimo numero (set-ott 2016) di “Psicologia contemporanea” dal titolo “Omogenitorialità, dal punto di vista del figlio”, viene presentato un quadro sull’omogenitorialità che passa in rassegna i nodi che restano da sciogliere sul tema da parte della comunità scientifica. L’autore, Mauro Fornaro, Ordinario di Psicologia dinamica presso l'Università di Chieti-Pescara, sottolinea che allo stato attuale degli studi non esistono prove concrete che possano testimoniare con certezza che la prole nata e cresciuta all’interno di un nucleo omogenitoriale non presenti differenze dal punto di vista dello sviluppo psico-affettivo rispetto ai figli cresciuti da coppie eterosessuali. La maggior parte degli studi per sondare lo sviluppo cognitivo, affettivo e comportamentale della prole omogenitoriale sono stati effettuati in ambiente anglosassone e dimostrano che non c’è nessun riferimento ad eventuali devianze e differenze durante la crescita dei bambini rispetto ai figli delle coppie eterosessuali.

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La rete Afrobarometer: i dati sull'omofobia in Africa

L'Africa è spesso considerata come un continente intollerante. Premetto una considerazione sul concetto stesso di tolleranza e sul diverso uso che se ne può fare in diversi contesti. Quando si parla di tolleranza nel suo significato storico prevalente, si fa riferimento al problema della convivenza di credenze, prima religiose poi anche politiche, diverse. Oggi, il concetto di tolleranza viene esteso alle difficoltà derivanti dalla coesistenza tra minoranze etniche, linguistiche, razziali, sessuali, in genere di coloro che vengono considerati “diversi”, come ad esempio gli omosessuali, gli stranieri, ecc.... I problemi cui si riferiscono questi due modi d'intendere, di praticare e di giustificare la tolleranza non sono gli stessi. Altro è il problema della tolleranza di credenze o opinioni diverse, che implica un discorso sulla verità e la compatibilità teorica o pratica di verità anche contrapposte; altro è il problema della tolleranza di colui che è diverso per ragioni fisiche o sociali, un problema che mette in primo piano il tema del pregiudizio, e della conseguente discriminazione.

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National Health Interview Survey: LGBT più esposti a rischio salute

Per la prima volta dal suo esordio nel 1957, la National Health Interview Survey ha inserito tra le sue domande anche una riguardante l’orientamento sessuale. Con quasi 69.000 partecipanti, la ricerca pubblicata su Jama mette in luce che lesbiche, gay e bisessuali adulti sono più propensi a riportare problemi di salute sia fisica che mentale, a fare maggiore uso di alcol e sigarette a causa di stress derivanti dalle continue discriminazioni. Dei partecipanti alla survey, 67.150 erano eterosessuali, 525 lesbiche, 624 gay e 515 bisessuali, l’età media del campione è di circa 47 anni.

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