[Editoriale] Intersezionalità: una buzzword pro e contro l’identità LGBT

Dal 1989 in poi, anno in cui la studiosa Kimberlé Crenshaw ne fondò la teoria, il concetto di intersezionalità ha fatto lentamente ingresso nelle scienze sociali. Basti guardare al florilegio di articoli accademici degli ultimi due decenni, soprattutto di matrice americana, per accorgersi della frequenza con cui si scrive e si dibatte sul pensiero intersezionale, considerato ormai uno strumento chiave nella comprensione dei fenomeni di diseguaglianza sociale legati alla discriminazione multipla. Non sorprende, d’altronde, che la sensibilità per il contrasto delle discriminazioni multiple si sia sviluppata nel contesto sociale e giuridico statunitense quando emerse chiaramente che né il diritto, né i movimenti per i diritti civili riuscivano a tener conto delle esperienze di discriminazione e violenza vissute dalle donne (nere) o da una parte delle persone omosessuali (lesbiche e trans). D’altra parte i movimenti per i diritti civili delle donne di allora davano voce principalmente alle istanze delle donne bianche (istruite, di classe media, eterosessuali…), mentre i movimenti per i diritti delle persone omosessuali erano, a quei tempi, sovrarappresentati da molti maschi gay (bianchi e di classe media).

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SPECIALE INTERSEZIONALITÁ - Alle radici della Race-blindess: tra omonormatività e omonazionalismo

La teoria queer concentrando la sua attenzione sulla decostruzione dell’identità di genere e di quella sessuale solo raramente si è confrontata con la questione delle differenze etniche e razziali. Così come ai primi scritti femministi si rimprovera il fatto che essi riflettano l’esperienza e le preoccupazioni delle donne bianche delle società nordamericane ‒ per giunta appartenenti ai ceti sociali più privilegiati ‒ così oggi la teoria è chiamata a considerare i vissuti di donne e uomini provenienti da altre parti del globo che per condizioni sociali e culturali di partenza non sono assimilabili in un’unica condizione universale LGBT. Attenzione che oggi si fa impellente,  poiché come precisa il  rapporto Fleeing Homophobia ogni anno in Europa 10.000 LGBT stranieri pongono domanda di protezione internazionale per orientamento sessuale e identità di genere (Jansen e Spijkerboer, 2011). Se la ricerca accademica inizia a fare i conti con questo dato (Abbatecola, Bimbi 2014;  Masullo 2015) la comunità LGBT solo recentemente si è sensibilizzata ai problemi posti dai migranti LGBT. All'interno di queste non si evita tuttavia di riscontrare il riprodursi rappresentazioni negative ed omologanti della cultura del migrante, in particolare di coloro che provengono dai Paesi musulmani.

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SPECIALE INTERSEZIONALITÁ - Oltre la tassonomia intersezionale

Gruppi o categorie sociali specifiche possono essere oggetto di discriminazione a causa di differenti motivi e rispetto a diverse caratteristiche coesistenti nel medesimo tempo (immigrato irregolare omosessuale) o in tempi diversi (omosessuale divenuto disabile) oppure originarie (omosessuale sordo) o, ancora, conseguenti (una persona disabile o un migrante che “scoprono” la propria omosessualità). Le medesime caratteristiche possono pertanto presentarsi originariamente, coesistere o divenire intervenienti. È evidente che categorie o gruppi sociali stigmatizzati sono passibili di forme di discriminazione che si configurano nella maggior parti dei casi come «multiple»: l’accesso a servizi abitativi (pubblici o privati) di una coppia lesbica potrebbe essere ostacolato non soltanto dalla pubblicità e visibilità del legame delle due, ma anche dal pregiudizio sociale e dalla discriminazione legale relativi alla libertà di due persone dello stesso sesso di potere esprimere delle scelte intime (libere) di coabitazione e di legame (inesistenza dell’istituto matrimoniale o di altri istituti). Potremmo ipotizzare l’esistenza di uno scenario, non inverosimile, in cui aggiungiamo alle configurazioni individuate la diversa appartenenza etnica di una delle partner (ed immaginare una difficile accesso al mercato del lavoro) ed il loro genere.

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SPECIALE INTERSEZIONALITÁ - Gay diversi, diversi gay

Lo stereotipo dell’omosessualità nell’antichità ci propone per lo più un tipo di relazione asimmetrica tra maschi adulti e maschi adolescenti, come ad esempio nel caso celebrato dell’amore tra Adriano e Antinoo. E lo stesso modello ha attraversato i millenni fino a tempi recenti, se si pensa ai giovanissimi amanti mediterranei dei grandi omosessuali nordeuropei dell’Ottocento, a volte più, a volte meno attempati, ma comunque adulti, da Byron a von Gloeden. Un altro tipo di asimmetria ha pure attraversato epoche e culture le più diverse, da quella ottomana fino agli stereotipi europei della metà del Novecento, e cioè quella della coppia formata da due uomini, grosso modo coetanei, ma con una forte polarità tra un partner virile, attivo, “normale” agli occhi del mondo eterosessuale, e uno effeminato, passivo, a volte travestito (si pensi ad esempio al cinema italiano anni Sessanta, Settanta, dal “Vizietto” in giù).

L’immagine che prevale oggi tende, al contrario, a proporre una relazione omosessuale tra uguali. Le coppie più spesso rappresentate al cinema, in televisione, nella pubblicità, sui quotidiani, sono formate da uomini di pari età e ambedue con espressione di genere maschile. Essere “omo” non significa dunque soltanto scegliere un partner dello stesso sesso, ma anche della stessa età e con simili caratteristiche fisiche, psicologiche e identitarie. L’unica polarità ammessa in questo tipo di rappresentazione è quella tra partner di diverso colore, la cosiddetta coppia “interracial”.

Tutt’intorno a questa immagine centrale, tuttavia, si aggirano altri tipi di relazione, che assecondano le più diverse inclinazioni dei singoli uomini gay, e che sfuggono al modello della simmetria, e per questo sono relegate a spazi più marginali nell’immaginario collettivo sia del mondo eterosessuale sia degli stessi gay.

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La voce "Mario Mieli" nella Treccani. Intervista a Laura Schettini

Chi è Mario Mieli? Dietro questo nome un artista indomabile, un intellettuale forbito, un rivoluzionario, ma soprattutto, uno dei fondatori del movimento Lgbt italiano. La sua tesi di laurea in filosofia morale, pubblicata da Einaudi nel 1977 con il titolo “Elementi di critica omosessuale”, è uno dei testi italiani più celebri sull’omosessualità, rimasto però appannaggio di parte del movimento Lgbt, di singol* intellettuali in Italia, e considerato, invece, in tutto il resto del mondo, pietra miliare per studios* interessati agli studi di genere.  

Da qualche giorno, a più di trent’anni dalla sua morte avvenuta nel 1983, Mario Mieli è finalmente entrato nell’Enciclopedia Italiana. L’Enciclopedia Treccani ha avuto il meritorio primato di aver inserito uno degli iniziatori del movimento Lgbt italiano tra i grandi della storia del nostro paese dedicandogli una voce, curata da Laura Schettini, nel suo Dizionario Biografico degli Italiani. Un inserto più che opportuno, ma considerato “tardivo”.

L’Osservatorio LGBT ha avuto la possibilità di incontrare Laura Schettini per una breve intervista in merito a quest’importante avvenimento.

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Diversità sessuale in Spagna: percorso storico, luoghi e sfide turistiche

Un’insolita ventata d’aria fresca, proveniente dalla Spagna, ha inebriato il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II di Napoli. Il 5 maggio, alle ore 16 in aula T3, si è svolto il seminario “Diversità sessuale in Spagna: percorso storico, luoghi e sfide turistiche” tenuto dal Prof. José Ignacio Pichardo Galàn della Oficina de Diversidad Sexual e Identitad de Género della Università Camplutense di Madrid. Pichardo Galàn si occupa di famiglie omogenitoriali e delle tematiche di genere.

Il seminario è stato inserito nel ciclo di lezioni del corso di Pianificazione Territoriale e Sviluppo Sostenibile del Prof. Fabio Corbisiero.  Tra i temi principali dibattuti nel seminario spicca il turismo che, come affermato anche da Pichardo Galàn, è una realtà strettamente collegata alle tematiche di genere.

Per poter comprendere le dinamiche collegate al fenomeno del turismo omosessuale in Spagna si è resa necessaria la considerazione del suo percorso storico in merito alle tematiche inerenti alla popolazione LGBT ed ai suoi diritti.  Il percorso si compone di numerose tappe per poi culminare nel 2005, anno che ha visto il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’excursus sulla storia della Spagna parte dall’impero di Adriano (117 – 138) e dalla dominazione araba (711 – 1492), durata ben sette secoli. In entrambe queste tappe l’omosessualità non rappresentava qualcosa di insolito e di intollerabile. L’imperatore Adriano, ad esempio, amava Antinoo, un giovane ragazzo greco.  Tra il XII ed il XVIII si trova, invece, la terribile Inquisizione Spagnola che si pone in chiara antitesi all’omosessualità.

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