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Omosessualità e Islam nel 2016

Dettagli
Pubblicato: Domenica, 18 Settembre 2016 21:35
Scritto da Angela Vinaccia

Lo scorso luglio l’Osservatorio LGBT ha dedicato un articolo al nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan, avvocato di origini pakistane che ha ricoperto ruoli di primo piano all’interno della politica inglese. La sua carriera di membro del partito laburista, costellata di battaglie per i diritti umani, lo ha portato ad essere eletto in Parlamento dove nel 2013 è anche stato chiamato a votare sulla legge che consente e disciplina i matrimoni gay. Khan si è dichiarato più volte musulmano praticante ma nonostante ciò - e le minacce di morte ricevute - il suo voto è stato a favore. Sadiq Khan sembra essere l’altra faccia della medaglia di una religione il cui testo sacro, il Corano, condanna l’omosessualità come “atto osceno” o “anormale”[i].

Prima di proseguire nella nostra indagine è necessario sottolineare che la Sharia, ossia la legge islamica fondata sul Corano, non condanna il comportamento omosessuale quanto piuttosto l’atto omosessuale che si consuma tra due persone dello stesso sesso[ii] e che il testo sacro indica con il termine “liwat”, “sodomia”. Su questa tematica molti sono coloro che hanno levato la loro voce anche in maniera contrastante al punto da far immaginare un continuum lungo il quale si pongono azioni e dichiarazioni di diversi esponenti del mondo islamico.

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Quanti sono gli Lgbt? Riflessioni sulla metodologia

Dettagli
Pubblicato: Sabato, 24 Settembre 2016 20:29
Scritto da Adriana Napoletano

Oggi viviamo un momento di enorme visibilità e conseguente attenzione pubblica verso la popolazione LGBT. Questo favorisce il lento processo di decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi ed è riconducibile alle continue lotte contro l’omofobia, le discriminazioni sessuali e la negazione di diritti così come alle manifestazioni nazionali per le pari opportunità e le richieste di riconoscimento messe in opera dalla comunità LGBT con il significativo contributo dell’associazionismo rainbow. Ma quante sono le persone LGBT? Una domanda che merita di trovare risposta in ragione alla conquista dei diritti, ma che sicuramente incontra significative difficoltà metodologiche.

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Il dibattito sulla «Gestazione per Altri» in Italia: tra la "via etica" e chi è contro a prescindere

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Pubblicato: Domenica, 02 Ottobre 2016 22:36
Scritto da Carmine Urciuoli

L’ultimo finesettimana di settembre si è svolta a Bruxelles la “Seconda conferenza annuale sulle opzioni di genitorialità per le persone omosessuali europee”. Il meeting internazionale è stato organizzato da Men having babies con i seguenti punti di discussione:

  • veicolare l’idea che la maternità surrogata può essere una cosa bella se segue criteri etici, non diventa un atto commerciale e si proteggono la sicurezza e i diritti di tutte le parti coinvolte;
  • promuovere una regolamentazione unica della maternità surrogata, in cui gli intermediari – le agenzie – siano organizzazioni senza scopo di lucro;
  • incoraggiare gli Stati a non impedire questa pratica costringendo i diretti interessati a recarsi all’estero;
  • determinare una compensazione che sia regolata per legge ma che non dipenda da risultati specifici.

Una “coalizione internazionale per una GPA etica” è stata creata tra le nove associazioni presenti (ben quattro le italiane: Associazione Luca Coscioni, Associazione Radicale Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno, UAAR;

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Diritti Umani 2015. La dimensione di genere nel rapporto di Amnesty International

Dettagli
Pubblicato: Martedì, 26 Luglio 2016 16:54
Scritto da Teresa De Rosa

Parliamo di crisi dei diritti umani, per identificare quel fenomeno pervasivo che sta dilagando in molte parti del mondo. Sono trascorsi circa settant’anni da quando l’Assemblea generale delle Nazione Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani (DUDU). Un evento di straordinaria importanza e rilevanza internazionale destinato a distinguersi per la sua incidenza sul panorama mondiale in materia di uguaglianza e non discriminazione. Il suo ampio raggio d’azione avrebbe dovuto abbattere per sempre le barriere del dissenso e di qualunque forma di discriminazione siano esse derivanti da forme di razzismo, sessismo, specismo, xenofobia e omotransfobia. 

Non era mai accaduto, prima di allora, che venisse prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo senza alcuna distinzione.

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«Dalla cura al prendersi cura», convegno internazionale nella Giornata Mondiale di Lotta all’Aids 2016

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Pubblicato: Venerdì, 25 Novembre 2016 22:19
Scritto da Webmaster

In occasione della Giornata Mondiale di lotta all’Aids, il 1 dicembre 2016, il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II (Vico Monte di Pietà 1 a Napoli) ospiterà, dalle ore 9.00, il Convegno internazionale «From curing to caring. Quality of life and longevity in patients with HIV in Italy» («Dalla cura al prendersi cura. Qualità della vita e longevità dei pazienti con Hiv in Italia»).

I progressi degli ultimi decenni hanno modificato, in maniera significativa, le prospettive per i 2,3 milioni di europei che oggi convivono con l’HIV; l’aspettativa di vita per i pazienti che iniziano precocemente il trattamento con i più recenti farmaci antiretrovirali è infatti quasi del tutto paragonabile a quella della popolazione generale. L’introduzione della HAART (highly active antiretroviral therapy) ha difatti modificato radicalmente la storia naturale dell’infezione da HIV, rendendola una patologia cronica.

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Video integrali del convegno «Dalla cura al prendersi cura»

Dettagli
Pubblicato: Giovedì, 08 Dicembre 2016 09:23
Scritto da Webmaster

E' possibile guardare i video del convegno svolto il 1 dicembre 2016 ai link seguenti:

  • Video della sessione mattutina
  • Video della sessione pomeridiana

La pagina con le informazioni sul convegno è qui.

Video integrale del convegno «Famiglia, omosessualità, genitorialità. Nuovi alfabeti di un rapporto possibile»

Dettagli
Pubblicato: Lunedì, 30 Maggio 2016 10:44
Scritto da Webmaster

All'URL seguente è possibile vedere il video integrale del convegno «Famiglia, omosessualità, genitorialità. Nuovi alfabeti di un rapporto possibile» , svoltosi al Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Napoli Federico II il 20 maggio 2016.

Video convegno

Trans* e Islam, luci ed ombre

Dettagli
Pubblicato: Domenica, 09 Ottobre 2016 09:41
Scritto da Angela Vinaccia

«In Iran non abbiamo omosessuali come nel vostro paese. Questo non esiste nel nostro paese.» È quanto detto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad durante un discorso tenuto il 24 settembre 2007 a New York presso la Columbia University. Quanto affermato dal presidente è totalmente in linea con l’intolleranza del governo iraniano verso le minoranze sessuali[1]. Nello stesso rapporto di Human Watch si legge di casi di gay e lesbiche maltrattate o torturate dalle forze di polizia in spazi pubblici o in luoghi di detenzione. Diversi intervistati hanno accusato i membri delle forze di sicurezza di aggressioni e violenze. In Iran coloro che si macchiano del peccato di liwat, sodomia, vengono condannati alla pena capitale[2]. Se questo è quanto affermato dal presidente Ahmadinejad e quanto stabilito dal codice penale iraniano, come si spiega che l’Iran sia il secondo paese, dopo la Thailandia, per il numero di interventi chirurgici di riassegnazione sessuale? Quella iraniana è una società in cui gli individui devono vivere secondo le norme convenzionali associate al loro sesso biologico: se sei maschio devi comportarti, vestirti, muoverti come un maschio e provare attrazione fisica e sentimenti verso una femmina. La legge iraniana riflette questi valori e punisce coloro che hanno una condotta non conforme al loro sesso biologico.

Prima della Rivoluzione Islamica nel 1979, il governo iraniano non ha mai ufficialmente affrontato la questione delle persone transgender, successivamente però il governo della nuova repubblica islamica ha classificato transessuali e travestiti come gay e lesbiche, criminalizzando tale comportamento e condannandolo a punizioni corporali (cioè flagellazione) e, eventualmente, alla pena di morte. La situazione però cambia nel 1987 quando l’Ayatollah Khomeini rilasciò una fatwa, ossia un editto religioso, in cui concesse a Maryam Khatoon Molkara di vivere come una donna e sottoporsi ad un intervento di riassegnazione sessuale da Maschio a Femmina (Male to Female)[3]. Se una persona è anatomicamente un maschio ma dentro di sé si percepisce una femmina ha il diritto di cambiare sesso, stesso discorso vale anche per donne, ermafroditi ed intersessuali. A queste persone viene chiesto a quale genere si sentono più vicini e in base a questo si procede con l’intervento che renderà la persona un uomo o una donna[4]. In seguito all’operazione in tutti i documenti legali, dall’atto di nascita al passaporto, il sesso della persona viene modificato a seconda che si sia sottoposta ad un’operazione M to F o F to M. Una volta completata la transizione però molti iraniani vengono inviatati a mantenere discrezione sul loro passato a causa del forte stigma negativo che la società tradizionale iraniana associa alle persone transgender.

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International Summer School on Gender Studies dell'Università di Macerata

Dettagli
Pubblicato: Mercoledì, 07 Settembre 2016 22:32
Scritto da redazione

Sono aperte fino al 14 settembre 2016 le iscrizioni alla II Edizione della International Summer School on Gender Studies dell'Università di Macerata.

Le informazioni dettagliate sono a questa pagina.

Il programma è in formato pdf a questa pagina.

clicca sull'immagine per vederla ingrandita  

#Contiamoci per contare. La prima raccolta dati sulle famiglie LGBTI in Italia

Dettagli
Pubblicato: Sabato, 10 Settembre 2016 11:33
Scritto da Adriana Napoletano

Quantificare oggi il numero di famiglie omogenitoriali a livello nazionale è una operazione sicuramente complessa, data la bassa disponibilità e attendibilità di dati ufficiali fruibili, come avverte anche Mauro Fornaro sull'ultimo numero di «Psicologia contemporanea». Se prendiamo a riferimento l’indagine Modi.di. del 2005, ossia la prima ricerca sulla salute e il benessere della popolazione omosessuale italiana, finanziata dall’Istituto Superiore di Sanità e realizzata su un campione di circa 7000 individui,  osserviamo che gli omosessuali dichiaranti di essere genitori sono il 5%, mentre per gli intervistati di età superiore ai 40 anni il dato sfiora il 20%.

Considerato che in Italia la percentuale di omosessuali è stimata al 7%, risulta che nel nostro paese almeno un centinaio di migliaia di bambini e giovani adulti hanno un genitore omosessuale. Secondo invece i dati desunti dal 15° Censimento generale della popolazione 2011 condotta dall’ISTAT, risulta che le coppie di persone dello stesso sesso che hanno dichiarato di essere unite da un legame affettivo di tipo coniugale sono in totale 7.513, di cui 529 con figli. Un numero esiguo e certamente incompleto, che nulla ci dice su quante sono famiglie LGBTQI, cioè quelle famiglie composte da persone lesbiche, gay, trans, queer, intersex che vivono oggi nel nostro paese e di quante di queste hanno figli, oppure di quante convivono insieme da anni senza che risulti ufficialmente in alcun registro pubblico e quante di queste sono sposate all’estero o stanno aspettando di potersi unire civilmente in Italia.

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Progetto «Famiglie Arcobaleno». Intervista a Valeria Roberti del Centro Risorse LGBTI

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Pubblicato: Sabato, 10 Settembre 2016 11:42
Scritto da Adriana Napoletano

Dal 7 luglio è partita la prima raccolta dati a livello nazionale sulle famiglie arcobaleno, promossa dal centro risorse LGBTI in collaborazione con le organizzazioni Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, nell’ambito del progetto Rainbow Families finanziato da ILGA Europe. Abbiamo intervistato chi in prima persona si occupa di #contiamoci, che ci spiega i motivi e i fattori che hanno spinto alla creazione del progetto, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di indagare su una realtà ancora fin oggi poco rappresentata. A parlare è Valeria Roberti, la Project Manager Assistant del Centro Risorse LGBTI e attivista Lgbt da oltre dieni anni.

Come e perché è nata l’idea del progetto famiglie Lgbti #contiamoci?

Il Centro Risorse da sempre s’impegna nel monitoraggio e nel supporto alla realtà LGBTI italiana e di certo l’ambito “famiglie” è uno dei più citati nell’ultimo anno, soprattutto in relazione all’iter parlamentare della legge Cirinnà. Allo stesso tempo, nel nostro Paese, non esistono dati attendibili per stimare il numero delle famiglie LGBTQI in senso ampio, quindi non solo coppie omosessuali con figli ma tutte le unioni che si autodefiniscono famiglia, e questi dati sono fondamentali per aumentare il peso politico delle rivendicazioni. Anche per questo nasce il progetto “Famiglie LGBTQI: #Contiamoci!”, una raccolta dati sulle famiglie che ad oggi non trovano un pieno riconoscimento nel nostro ordinamento giuridico, un’occasione per contarsi e per farsi sentire.

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