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Verso un futuro possibile. A Napoli brillano stelle d’integrazione.

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Pubblicato: Sabato, 20 Febbraio 2016 05:00
Scritto da Fabio Carmentano

Le storie dei luoghi e le storie di vita degli individui si mescolano ogni giorno in un vortice continuo che ci avvolge costantemente. È sulla base di un felice incontro tra queste due componenti, storie di luoghi e storie di vita, che nasce, si sviluppa e si concretizza, un progetto che vede coinvolte persone transgender in una città ricca di realtà molteplici e multiformi quale è Napoli.

Il Progetto "Nails star's: arte, formazione, inclusione" si fonda sull’unione di due peculiarità: l’offerta di una concreta possibilità lavorativa alle partecipanti e la creazione di iniziative ed opportunità di aggregazione, inclusione e crescita personale. Una bellissima iniziativa voluta dal Comune di Napoli, Arcigay Antinoo Napoli e dall’Associazione Transessuale Napoli, ed alla quale ha collaborato attivamente anche l’Osservatorio LGBT. L’iniziativa ha visto coinvolte sette ragazze transgender in un corso di formazione professionale in manicure, pedicure e nails art della durata complessiva di 600 ore che si è tenuto presso la Scuola di Formazione Professionale CISEP Nynphea. Al termine del corso alle partecipanti è stato rilasciato un attestato spendibile in tutta Europa. Le ragazze hanno dimostrato le loro capacità con impegno ed entusiasmo, facendosi portavoce di un sentimento di riscatto verso quanti le volevano relegare ai margini della società. Napoli si dimostra ancora una volta una città impegnata nella lotta alle iniquità ed alle discriminazioni.

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Speciale Cirinnà. La partita della maturità

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Pubblicato: Mercoledì, 27 Gennaio 2016 00:00
Scritto da Fabio Corbisiero

Società e politica italiana sono stati per anni distratti, maldestri e poco attenti alla questione dei diritti delle persone omosessuali. In trent’anni della nostra storia (risale al 1986 il tentativo di discutere un primo disegno di legge sulle unioni civili su proposta di alcune parlamentari e al 2016 l’attuale discussione sul ddl Cirinnà) gli italiani non sono stati capaci di rispettare un principio costituzionale garantito a tutt* dall’articolo 2 della Costituzione. Un Paese, l’Italia, accartocciato su se stesso e appiattito sui tradizionalismi passati, contrapposizioni e manicheismi dannatamente incapace di governare un mutamento in atto: la differenziazione delle forme familiari. Ad un giorno dall’esame in Aula del disegno di legge Cirinnà (“Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”) continua imperterrita la civiltà degli alibi, delle scuse, delle circostanze attenuanti. Il diritto alla difesa della “Famiglia” (quella con la F maiuscola) e le accuse generiche alle famiglie altre non è più un fatto destinato a un imputato singolo (il pederasta, il frocio, l’omosessuale…) ma coinvolge papà, mamme, nonne, fratelli e sorelle arcobaleno. Il popolone italiano può (ancora) permettersi, nella sua voglia naturale di linciaggio, di menare bastonate a casaccio e si soddisfa di avere, comunque, impartito giustizia ma oggi deve misurarsi con le centinaia di migliaia di coppie omosessuali e di famiglie con bambin* che abitano il nostro Paese.

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Speciale Cirinnà. Ritrovare civiltà. Perchè questa legge s'ha da fare

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Pubblicato: Giovedì, 28 Gennaio 2016 08:30
Scritto da Carmine Urciuoli

«Il padre rientra. Leo capisce che deve andarsene. Thomas è restituito, nel momento finale, alla famiglia, alle stesse persone che l'hanno fatto nascere e che ora, con il cuore devastato dalla sofferenza, stanno cercando di aiutarlo a morire. Non c'è posto per lui in questa ricomposizione parentale. Lui non ha sposato Thomas, non ha figli con lui, nessuno dei due porta per l'anagrafe il nome dell'altro e non c'è un solo registro canonico sulla faccia della terra su cui siano vergate le firme dei testimoni della loro unione».

Questo passo dal romanzo Camere Separate (1989) di Pier Vittorio Tondelli è stato letto dallo storico attivista Vanni Piccolo durante la manifestazione #SvegliaItalia a Napoli lo scorso 21 gennaio, e ben rappresenta lo stato di discriminazione che vivono tutti i giorni in Italia centinaia di migliaia di persone a causa del mancato riconoscimento delle famiglie composte da persone dello stesso sesso.

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Si alle unioni civili e alle adozioni perché l’Amore non ha sesso, l’Amore è Amore.

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Pubblicato: Lunedì, 22 Febbraio 2016 12:51
Scritto da Rosaria Manzo

Vai al video con la storia di Walter e Emanuel raccolta dalla trasmissione TV Le IeneIl 6 febbraio 2015 Walter scriveva: “Ciao, sono gay, ho una relazione stabile da 13 anni, ora sono ricoverato ad Aviano per un grave linfoma che mi sta separando dal mio compagno. Non abbiamo tutele, se la malattia e voi me ne date il coraggio, vorrei far capire che amore è amore, assistenza è assistenza, diritto è diritto, e una lacrima è una lacrima”.

La condizione di Walter, ad un anno dalla sua morte continua ad essere accennata, non in quotidiani, giornali, che discutono di diritti o leggi, ma in una pagina facebook, La “sfigata” che ha sconfitto il cancro, di cui è autrice una ragazza ventenne, e dove si confrontano persone con gravi malattie. Un tumore, e non un codice, questa è la vera ironia, a quanto pare, rende tutti uguali; un cancro non fa distinzioni, infatti può colpire chiunque, e chi si trova in queste condizioni, richiede assistenza medica, familiare, senza discriminazioni di alcun genere. Walter con quelle parole, descrisse la sua situazione, una condizione comune a molti; se ne è andato a 37 anni, non prima di aver coronato un sogno, celebrare simbolicamente il suo “amore” perché è cosi che lo ha chiamato, insieme al compagno di una vita Emanuel e suo padre Piero. Walter ha scritto queste poche righe, con uno scopo ben preciso, quello di dire che Emanuel doveva essere lasciato tranquillo, tra le loro cose, anche dopo la sua morte. Piero, lo straordinario papà, ha aiutato Walter a lasciare una casa ad Emanuel, proprio quella casa, che sarebbe spettata a lui, se fossero stati eterosessuali.

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Video del Convegno alla Federico II per la Giornata della Memoria 2016

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Pubblicato: Domenica, 14 Febbraio 2016 00:35
Scritto da redazione

L'Osservatorio LGBT segnala i video integrali dell'importante convegno "L'eccesso del male e la problematicità del perdono" organizzato, in occasione della Giornata della Memoria 2016 lo scorso 27 gennaio, da enti accademici di fama internazionale tra cui il Seminario Permanente di Etica Bioetica e Cittadinanza del Dip.to di Scienze Sociali dell'Università di Napoli Federico II, coordinato dalla prof.ssa Emilia D'Antuono.

Per tutte le informazioni complete e la locandina: 

https://www.unina.it/Giornata_della_Memoria_2016

 

Raccolta Video Seminario Permanente di Etica Bioetica e Cittadinanza

 

 

Speciale Cirinnà. Famiglia /Famiglie: visioni dello stare insieme sullo sfondo del dibattito sul disegno di Legge Cirinnà

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Pubblicato: Venerdì, 05 Febbraio 2016 18:35
Scritto da Giuseppe Masullo

Negli ultimi decenni il dibattito su quale entità sociale si possa definire famiglia si è rivelato piuttosto inconcludente nel giungere a una definizione precisa e inequivocabile. Il problema è dovuto con molta probabilità alla necessità di voler circoscrivere questa entità (la famiglia) entro i  territori del diritto mentre il problema definitorio si risolve se solo si guarda alla famiglia come a una tipologia di convivenza che si trasforma e muta continuamente nel modo in cui prende vita,e adempie alle sue funzioni in relazione anche ai bisogni, sempre più complessi, delle soggettività che vi coabitano o vi sono comprese. E' proprio il "senso" di ciò che oggi intendiamo come "famiglia" a dividere coloro che si dichiarano favorevoli o contrari al testo sulle unioni civili – Ddl Cirinna' - che è in discussione in Senato.

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Speciale Cirinnà. Un’altra Italia? Vecchie credenze e nuovi possibili scenari

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Pubblicato: Venerdì, 29 Gennaio 2016 23:10
Scritto da Salvatore Monaco

Il riconoscimento giuridico delle coppie composte da partner dello stesso sesso non può essere trattato partendo da orientamenti politici o credo religiosi. Si tratta, infatti, di una questione ben più complessa, che deve necessariamente tenere in considerazione i cambiamenti sociali e culturali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Pertanto, la classe politica italiana deve compiere uno sforzo importante, che conduca il nostro Paese verso la modernità in tema di diritti.

In una società cosmopolita quale è la nostra, l'appartenenza all’Unione Europea ci rende cittadini di una stessa comunità, dentro e fuori i confini nazionali. Benché gli Stati che la compongono siano indipendenti, l’impronta comunitaria permea ogni livello della vita civile. È questo il motivo per il quale è possibile parlare di una cittadinanza “duale”1, che vede affiancare alla cittadinanza nazionale quella europea, che accomuna cittadini di stati diversi. L’Unione Europea è impegnata da sempre ad ammonire qualsivoglia forma di discriminazione, invitando il legislatore ad intervenire nei casi in cui la legge non garantisce l'uguaglianza formale, ma soprattutto sostanziale, tra tutti i cittadini.

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Speciale Cirinnà. Il tempo di decisioni equilibrate, ma non più rinviabili

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Pubblicato: Giovedì, 28 Gennaio 2016 10:00
Scritto da Salvatore Prisco

 No al lievito madre!

Il pane ha bisogno di un Padre e di una Madre.

E poi “lievito” è maschile,

non potrà mai essere madre

(dal web)

 

La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale italiana, nel respingere questioni di legittimità costituzionale delle norme di legge sullo stato civile che vietano pubblicazioni di matrimonio tra soggetti dello stesso sesso, invitò tuttavia il legislatore nazionale ad apprestare una legge che, pur non riconducibile all’art. 29 della Costituzione, che fonda il riconoscimento dell’istituto matrimoniale, trova tuttavia base nell’art. 2, che “riconosce i diritti inviolabili della persona sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità”.

Incominciò così una vicenda fatta di omissioni legislative e di capziose interpretazioni amministrative di norme esistenti (ad esempio a proposito della trascrizione in Italia degli atti di matrimonio tra soggetti omosessuali validamente celebrati all’estero, o di registrazione da noi delle generalità anagrafiche dei genitori di figli nati da tali unioni), di ritardi, di rinvii consapevoli e di colpi di scena, o, per meglio dire, di supplenze giurisprudenziali.

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Speciale Cirinnà. I diritti di tutti: è ora di essere civili!

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Pubblicato: Venerdì, 29 Gennaio 2016 23:23
Scritto da Ilaria Marotta

L’Italia vive da tempo un impoverimento civile, culturale ed economico. Il deficit di civiltà, ovvero la mancanza di dinamicità, inclusività e apertura all’interno della nostra società, ricorda Florida (2002) [1], è direttamente proporzionale allo sviluppo economico: investire sulla civiltà di un paese  vuol dire investire sulla sua ricchezza. L’Italia risulta essere ancora troppo poco tollerante rispetto alla questione LGBT: alti tassi di omofobia, discriminazioni e mancato riconoscimento del diritto alla famiglia. I diritti di cittadinanza non sono ancora i diritti di tutti.

Attualmente infatti, risulta ancora difficile scardinare la visione di “famiglia tradizionale” tipica dalla società italiana, la quale guarda tutti gli ambiti della vita sociale attraverso un’ottica eteronormativa ed eterosessista. La famiglia “ideale” si basa su un matrimonio monogamico e eterosessuale mentre tutti gli altri tipi – famiglie arcobaleno e coppie di fatto - non possono essere definiti come tale.  In quest’ottica è lo Stato che svolge una prima azione legittimante e il ddl Cirinnà (n. 2081 “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili”) andrebbe quindi a riconoscere e tutelare tutte quelle famiglie che non hanno avuto la possibilità di sposarsi – come nel caso delle coppie omosessuali -  e quelle che intenzionalmente non l’abbiano ancora fatto (ricordando che quando parliamo di coppie di fatto ci riferiamo a persone che convivono senza essere sposate, indipendentemente dal loro orientamento sessuale).

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Speciale Cirinnà. Il Re è nudo: la parità dei diritti LGBT agli occhi dei cittadini

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Pubblicato: Giovedì, 28 Gennaio 2016 13:30
Scritto da Pietro Maturi

La presentazione del ddl Cirinnà, indipendentemente dall'esito, tuttora incerto, del suo percorso di approvazione, rappresenta solo una tappa di un lungo percorso di presa di coscienza collettiva sul tema dell'uguaglianza tra persone di fronte alla legge e della parità di diritti e doveri tra cittadine/i in un paese civile.

Una tappa che nello stesso tempo è il primo risultato di una profonda evoluzione culturale e il segno di un grave ritardo legislativo.

Bisogna infatti ricordare come tra le rivendicazioni delle stesse comunità LGBT italiane a lungo non siano stati presenti temi come unioni civili, matrimoni, adozioni, e così via, in quanto l'accento era posto sui diritti dell'individuo e delle associazioni e non, come accade oggi, quasi esclusivamente su quelli delle coppie. Solo su impulso di quanto accadeva in altri Paesi i movimenti anche in Italia hanno sposato questa linea.
L'opinione pubblica, a sua volta, ha fatto fatica a seguire questa evoluzione, ma almeno una parte della società oggi condivide posizioni che solo venti anni fa sarebbero sembrate del tutto utopistiche.

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Freschi di stampa. Genere e linguaggio. I segni dell'uguaglianza e della diversità

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Pubblicato: Mercoledì, 27 Gennaio 2016 18:18
Scritto da Fabio Carmentano

“Parole, soltanto parole, parole tra noi” cantava Mina ad Alberto Lupo nel 1972, descrivendo il punto di vista di una donna orgogliosa su una relazione ormai sulla via del tramonto. Le parole sono lo strumento di comunicazione per eccellenza. Nell’ottica degli studi di genere non si può prescindere dal considerare l'importanza del linguaggio poiché esso rappresenta un punto cardine nella costruzione e nella rappresentazione dei generi e degli orientamenti sessuali, tuttavia la sua importanza non trova un giusto riconoscimento accademico. Il volume Genere e linguaggio. I segni dell'uguaglianza e della diversità ( Franco Angeli, 2015) a cura di Fabio Corbisiero, Piero Maturi, ed Elisabetta Ruspini esplora la relazione tra i cambiamenti socio-culturali e l’evoluzione degli usi linguistici, utilizzando un approccio che unisce studi sociologici e linguistici.

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